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camminare la parola in armonia, bellezza ed equilibrio


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Barbablù e gli incontri di cellule immaginali

sherazade

Le cellule immaginali del bruco contengono già il progetto, l’immagine della farfalla che sarà…
Una cellula immaginale da sola fa molta fatica, viene attaccata dal sistema immunitario e difficilmente riesce a creare il cambiamento… Per questo le cellule immaginali si attraggono e si trovano, hanno la stessa risonanza, suonano la nuova nota..
e quando si incontrano iniziano a generare nuove immagini, nuove storie e nuove possibilità…

Lungo il cammino della vita ci sono incontri che sembrano decisi in anticipo da quella parte di noi che conosce il percorso e la destinazione  e  stanno lì in attesa  del momento adatto per accadere…  Adesso si parla di Sincronicità ma mi piace pensare alla mano di Nonna Ragno che tesse la tela dell’esistenza, e intreccia fili per formare nuovi disegni, e alle cellule immaginali che poco a poco si riconoscono e si avvicinano per dare vita a nuove possibilità.

 

Una serie di fili intrecciandosi hanno creato, favorito, reso possibile l’incontro con Paola Biato artista visionaria e cantastorie di miti e fiabe di trasformazione…
Il suo l’invito a trasvalutare e immaginare nuovi finali, è stata un’emozionante sfida creativa..
Un ciuffo di Barbablù, una lacrima inattesa sono stati gli attivatori di un fermento interiore… e qui condivido alcuni frutti.

il re e la fanciulla morta

IL CASTELLO di BARBABLU’

Ho incontrato Barbablù…
Non ricordo quando fu la prima volta, ma so che imparai che alcune delle cose che vedevo e sentivo  non erano accettabili  e non potevo parlarne.
Certo si è nutrito ed è cresciuto ogni volta che ho nascosto i miei talenti o le mie peculiarità,  ogni volta che ho indossato una maschera e ho creduto di essere solo ciò che maschera mostrava, ogni volta che ho cercato di definire me stessa in base ai modelli comuni … per piacere o piacermi, per essere uguale agli altri, per essere accettata, per essere amata, per paura o per bisogno.
Si è rafforzato ogni volta che ho ascoltato la paura e ho rinunciato a splendere.
È cresciuto ogni volta che un compagno o amante mi ha detto che ero troppo qualcosa  o troppo poco  qualcos’altro. Si è nutrito ogni volta che ho creduto agli inganni, ogni volta che sono stata ferita o fraintesa da altri o da altre.

Barbablù abita in un castello dove tutto è regolato da leggi severe, perciò  funziona in modo prevedibile e controllabile.
Mi ha invitato nel suo castello e io l’ho seguito per ingenuità, o forse per curiosità.
Sembrava tutto perfetto e immutabile,  ma……
nel castello c’era una stanza proibita e nascosta, la cui porta  non dovevo assolutamente aprire.
Barbablù mi ha dato una chiave d’oro con il divieto di usarla a rischio di essere annientata o morire.
Lui, comunque, mi ha dato una piccola chiave lucente, e lo ha fatto per mettermi alla prova…
o forse perchè in fondo desiderava che io vedessi ciò che si nasconde laggiù.
Nel castello abita anche una vecchia donna che custodisce il fuoco, rimescola il calderone e sà.
Lei mi ha dato la mappa e le giuste parole.
Quelle parole che sono Forze viventi, strumenti di Potere.
La chiave nascosta sotto la lingua.
Ho usato la chiave.
Ho aperto la porta.
Ho visto.
Fuoco, sangue, ossa, ombre oscure, sacrificio.
Ho riconosciuto tutte le parti delle donne smembrate.
Avrei voluto distogliere lo sguardo, chiudere la porta e fare come se quella stanza non fosse mai esistita.
Ho richiuso la porta e ho finto di non sapere.
La chiave era ancora lucente e Barbablù non si è accorto di nulla,
o forse anche lui ha finto di non sapere.
Tutto continuava a funzionare, sempre uguale  e non si parlava mai della stanza proibita o di oscure minacce… come se non fosse mai esistita.
Non si parlava certo di ferite e cicatrici,  di abissi interiori, di sogni o di incubi, di oceani aperti e infinite possibilità… quando si parlava non si diceva nulla, nulla di davvero importante…
Si parlava di altro… di clima o di moda, di film o notizie, di guerre lontane… di altro e di altri…. nel piccolo campo neutro, cintato e racchiuso come un’aiuola.
La chiave d’oro era pulita ma il mio cuore iniziò, poco a poco,a  sanguinare,  le immagini spaventose della stanza proibita bussavano ai miei sogni e non potevo più fingere che non esistesse…
Ma fu sopratutto l’angoscia del grigiore soffocante e immutabile che mi dette coraggio di correre il rischio.
Barbablù non stava sempre al castello, lui spesso viaggiava e spariva per giorni o settimane.
Aprofittando delle sue lunghe assenze, sono tornata nella stanza, ho deciso di esplorare e ripulire.
Ho indossato il mantello blu indaco intessuto nelle lunghe ore di attesa, ho portato con me la lanterna e la scopa, mazzi di erbe profumate, acqua, cenere  e sale.
All’inizio fu dura, la lanterna illuminava uno scempio dicorpi spezzati, pezzi di desideri e di illusioni,  materia informe e putrefazione. Già solo guardare era sforzo e disgusto.
“Tutto si fa con il fuoco e con l’acqua, con l’aria e la terra… Si inizia contando le ossa…”  mi disse la vecchia mentre mi aiutava a indossare il mantello.
“È così che si inizia… e poi si ringrazia” mi ha detto.
E così ho inziato.
Con il fuoco ho illuminato e scaldato, con l’acqua, la cenere e il sale ho pulito fin dove ho potuto. Ho iniziato a raccogliere le ossa, mettendole in ordine. Ho bruciato le erbe per purificare l’aria e i pensieri. Ho preso la materia densa e scura e l’ho miscelata alla terra dell’orto/giardino.
C’è voluto del tempo… mi sono sporcata le mani, ma il manto mi ha sempre protetta. Nessuna macchia, nessuno strappo.
Quando Barbablù riappariva, la stanza era chiusa e tutto sembrava normale, ordinario.
Le nostre parole galleggiavano vuote di significato, evitando i confronti, evitando i conflitti.
Le sue visite duravano poco ma erano giorni spenti e grigi, in cui ancora nascondevo il nuovo vigore e splendore.
Anche il castello stava cambiando, il giardino cresceva e fioriva rigoglioso abitato da farfalle uccelli, deva e folletti, nutrito dal concime che avevo miscelato con lacrime e sangue,  il vento cantava e tutto fioriva.
Ho trovato tesori nella stanza segreta… conchiglie,  cristalli, libri di magia, mappe di terre sconosciute, codici, ispirazioni… e sorelle e fratelli dimenticati.
Quella piccola stanza è diventata il mio laboratorio alchemico, dalle finestre aperte entra il sole e il vento fa tintinnare campanelle dal suono armonioso, cristalli appesi creano arcobaleni e là  incontro i miei aiutanti invisibili.
Quando alla fine Barbablù è tornato, la stanza era aperta e il castello era in festa… lui  si è bloccato stupito e indeciso tra ira e spavento.
“Che hai fatto? Che hai fatto? Ora devi morire…” mi ha urlato arretrando.
“Aspetta, siedi e ascolta, ti racconto una storia..” gli ho detto sedendo al suo fianco.
“Quando tu mi hai portato nel castello ero come  morta, il corpo viveva ma l’anima, assente, dormiva.
Ti benedico perchè il divieto che mi hai dato ha sussurrato un richiamo e mi ha risvegliata.
Ti ringrazio perchè hai messo nelle mie mani quella piccola chiave d’oro e minacciandomi hai rafforzato il mio coraggio.
Ti perdono per avere ferito , ucciso  fatto a pezzi  e nascosto alcune parti di  me.. erano parti bisognose, illuse, dipendenti,  manipolatorie, compiacenti, nemiche. Così ho potuto ritrovarle e riconoscerle, ho pianto il loro dolore, ho cantato il sangue e le ossa, le ho lavate con il fuoco, con l’acqua e con il sale, e le ho nutrite con l’amore. Adesso siamo amiche.
Ti amo, perchè Amore è ciò che ho trovato nascosto nella stanza proibita.
Ho  fede in te perchè anche tu sei un’immagine del mio Sogno.”

Barbablù mi ha guardato e ho visto passare nei suoi occhi odio, paura, tristezza e speranza.  Poi, arreso, ha chiuso gli occhi ed scesa una lacrima… una sola preziosa piccola lacrima che colpita da un raggio di sole brillava lucente.

“è tempo che io vada – ha detto, andando alla porta – qui non servo più… ora sai che il castello ti appartiene da sempre e ne sei sovrana.”
“Aspetta! Non devi fuggire – ho risposto – resta e ricorda chi sei…
Forse sei mago alchimista, o guardiano di soglie,  o giardiniere dell’anima, danzatore o sacro guerriero, studioso, cantastorie o compagno di giochi…
Resta e scopriamolo insieme.”

Barbablù abita in un castello e quel castello è dentro di me.
Lui è un’immagine che ho creato per mettere alla prova la mia libertà creativa
E il mio coraggio di ribellarmi…
perciò mi ha dato la chiave e il divieto…

Infinitamente grazie a Paola Biato e Selene Calloni Williams per le ispirazioni.
Arkaura Margherita
(mio contributo al  libro “Fiabe di Potere -Sherazade incontra Barbabù” di Paola Biato)
https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__fiabe-potere-biato-libro.php?id=157855

https://psicofiaba.jimdo.com/

Blue Dreamer firma

 

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Pensieri di Luna Nuova

La Giusta Tensione…
Domenica scorsa all’incontro sugli archetipi femminili dedicato alla “Tessitrice di Sogni” ho condiviso la costruzione rituale del “Dream Catcher”, l’acchiappasogni, oggetto tradizionale dei nativi americani con  un’affascinante trama che muove a spirale verso il centro.
Ciò che accade durante il processo di creazione di un oggetto di potere, ci racconta molte cose riguardo a ostacoli, paure o blocchi inconsci e a ciò che si muove dentro di noi mentre lavoriamo.

dreamcatcher
Creare una Rete dei Sogni, soprattutto le prime volte, richiede presenza e pazienza: i fili si annodano , le maglie si fanno asimmetriche, la trama troppo molle o troppo tesa, a volte ci sono nodi che non riusciamo a sciogliere, a volte si creano buchi o addirittura la rete si strappa per troppa tensione…
Ogni oggetto mi racconta qualcosa dell’essere che che lo sta creando,  dei suoi doni, dei suoi sogni, della sua bellezza e sensibilità… e anche dei suoi timori, giudizi, blocchi e atteggiamento verso la vita…
E mi racconta qualcosa di me, di parti me che vedo riflesse negli altri.
Domenica ho imparato/ricordato che troppa tensione e ricerca di perfezione nel realizzare un proposito può creare uno strappo, un buco energetico, uno squarcio che rompe la simmetria… ci vuole la giusta tensione e saper mollare un po’ anche se il risultato non ci sembra abbastanza perfetto.
Ho ricordato anche che quando arriva lo strappo, l’incidente, l’imperfezione, bisogna saperla accogliere e ascoltare la sua storia, ricevere il suo messaggio… stare un po’ insieme, non fuggirlo nè cercare di correggerlo subito.

Nella Tessitura del Sogno
nella rete della Vita…
sono  cerchio nel cerchio,
sono il filo e sono la rete,
sono pietra, osso e legno,
sono piuma, conchiglia e cristallo.
Sono i nodi e sono le linee,
sono il vuoto e sono il pieno,
sono il centro e la periferia,
sono il movimento a spirale,
sono il disegno e sono la storia,
sono lo strappo e l’imperfezione
che è perfetta nel suo messaggio…
Sono colei che tesse la tela
e sono la Testimone Silenziosa…
Tutto è perfetto l’Essere e il Divenire,
il fare e il disfare.

Questa piccola rete mi insegna a muovere verso il centro con pazienza e presenza, ad accogliere l’errore apparente come un segnale dello Spirito,  mi insegna ad ascoltare e accettare anche i dettagli che non mi piacciono, a trasformare le cicatrici in bellezza e continuare a tessere
ringraziando.
Arkaura

!5/5/2018  con l’arrivo di urano, luna nuova  e sole in Toro

 

 

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NEWS:
** Inizia a luglio il nuovo percorso di addestramento sciamanico, per piccolo gruppo con forte intento.  8 Incontri bimestrali.
iscrizioni aperte, solo 6 posti disponibili, previo colloquio telefonico
Iscrizioni entro il 10 giugno: arkaura@gmail.com – 3471296075
https://www.facebook.com/events/563191947384916/

** 4/5 Agosto
worshop Alchimia Sciamanica e Piante Maestre
Incontro in cerchio per avvicinarsi alla comunicazione e cooperazione sciamanica con il Regno Vegetale. Piante medicina e piante maestre.
https://www.facebook.com/events/185605575425566/

 


1 Commento

Temazcal e Geometria Sacra

«Fece notare la disposizione geometrica degli spazi intorno alla casa. Ogni sasso, pianta, sentiero, seguiva un preciso disegno formando un mandala. Niente era casuale.

Questo è utilizzo pratico della geometria sacra» commentò Florinda. «Le linee, gli spazi pieni e vuoti, creano correnti precise che favoriscono talune attività o altre… Conoscere questa scienza facilita il lavoro dello sciamano, del guaritore e del cercatore della visione. Ora guardate laggiù…» disse, indicando verso destra la struttura fatta di rami che avevano già notato al loro arrivo.
«Quella è la cupola del Temazcal, la nostra nave di purificazione… osservatela e ditemi che cosa vedete.»

 

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Miriam e Sara videro che la capanna semisferica di rami intrecciati era contornata da un cerchio di pietre aperto in un punto. Da quel punto, un breve vialetto segnato da pietre su ambedue i lati, conduceva a un altro cerchio di pietre più piccolo che circondava una conca circolare contenente resti di cenere.  A lato della capanna c’era una montagnola di terra e pietre con un ramo conficcato nel centro  cui erano appese piume, conchiglie e stoffe colorate e dentro la cupola, proprio nel mezzo, c’era un’altra piccola conca circolare piena di pietre. La forma, guardandola dall’alto, sembrava un meccanismo, un codice, e ricordava certi disegni dei cerchi misteriosamente apparsi nei campi in varie parti del mondo.
«Sembra un cerchio nel grano!» esclamò Sara notando la simmetria e geometria ottenuta con elementi grezzi e irregolari.
«Hai ragione» confermò Florinda. «Questa struttura giunge a noi da tradizioni molto antiche eppure somiglia sorprendentemente ai codici che appaiono nei cerchi nel grano. Si dice, infatti, che tra i nostri antenati, i popoli nativi del continente americano, vivessero uomini e donne di potere in grado di comunicare con esseri di altri mondi o altre dimensioni, e che da questi esseri abbiano ricevuto insegnamenti e cerimonie che ci aiutano a mantenere o ritrovare la nostra connessione con la rete universale della vita. I codici dei fratelli cosmici che oggi ci appaiono nei campi, sono la stessa cosa, aiuti per ricordare… Stiamo ora vivendo il salto quantico e alcuni di noi già possono vedere la vera struttura della realtà…»
Mentre la voce di Florinda diventava ipnotica, le sorelle videro i cerchi acquisire luminosità e ruotare come ingranaggi mentre un reticolato di luce pulsante appariva e univa tutto: il bosco, la casa, la montagna, loro stesse.
La rete di luce si sovrapponeva alla visione del mondo materiale e in quel momento apparve naturale e ovvio: come potevano averlo dimenticato tanto a lungo?
Dopo alcuni minuti, Florinda le invitò ad avvicinarsi alla pietraia e iniziò a parlare delle pietre, las abuelitas… 

temazcal small            «Le pietre sono antiche, sono le nostre nonne, vivono sulla terra da milioni di anni e ne conservano i ricordi. Sono materia solida, pesante, rigida, sembrano inerti eppure anche loro vibrano… paiono opache eppure anche loro brillano… le pietre nel Temazcal sono la Terra, la Materia e quando passano attraverso il fuoco, ovvero lo Spirito, diventano luminose, irradiano calore e luce come il sole.
Questo è  un insegnamento delle abuelitas: anche la materia più densa può emanare luce quando è riscaldata dal fuoco dello Spirito.

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Verso Uno – Margherita Lacqua e Simona Cerri
buy on www.versouno.wix.com/books
Foto e illustrazioni di Arkaura – www.arkaura.eu


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Incontri multidimesionali

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Dopo il tramonto, con gli abiti bianchi, il loro Bastone della Parola e lo scialle, andarono allo spazio circolare dove la sciamana stava già accendendo il fuoco.       «Benvenute figlie» le accolse la donna gettando erbe profumate nel fuoco. «Questa sera vi guiderò nel Mondo di Sopra a conoscere il vostro angelo…»
Alla parola “angelo” i volti delle sorelle s’illuminarono.
«Prendete uno di questi sonagli e formiamo un cerchio. Ora invitiamo gli spiriti benevoli della natura, i nostri alleati spirituali e i poteri delle Sette Direzioni Sacre, ad accompagnarci in questo viaggio nel mondo dei Maestri, delle Guide e degli Angeli. Nel Mondo di Sopra…» continuò con voce cantilenante, «si arriva salendo oltre le nuvole e il cosmo… Varcando l’entrata per l’altra dimensione avrete l’impressione di attraversare un velo. Vi troverete in un mondo fatto di luce e presenze eteriche… mantenete l’intenzione chiara e lasciate che sia il cuore a guidarvi…» Iniziò a cantare al ritmo del sonaglio, e le ragazze si unirono al canto avvertendo una sfera di energia formarsi intorno a loro. Florinda terminò di cantare. Mise delle resine profumate in un piccolo braciere e girò loro intorno alcune volte, purificandole con l’aiuto di una grossa penna d’aquila.
«Ora sdraiatevi tenendo sul cuore il vostro Bastone della Parola e visualizzate una scala per il cielo… Chiedete al vostro angelo di comunicare con voi…»
Iniziò a suonare il tamburo e il ritmo ipnotico portò subito Miriam in uno stato di profondo rilassamento…
«Respiro profondamente mentre il battito monotono del tamburo mi attraversa a onde concentriche. Il mio corpo diventa leggero e impalpabile, impercettibile, il bagliore del fuoco disegna forme sullo schermo dei miei occhi chiusi… sono su una spiaggia, vedo il mare davanti a me. Il cielo è nuvoloso e un raggio di luce filtra e scende fino a terra. Ci cammino sopra, supero le nuvole e le stelle e attraverso un’apertura ovale e luminosa che sembra una membrana fatta di ragnatela. Ora sono in uno spazio illuminato e rarefatto… sto camminando in un lungo corridoio con molte porte aperte, in un palazzo di cristallo fluido. Vedo un uomo anziano in abiti chiari e morbidi, con barba e lunghi capelli bianchi e mi avvicino chiedendo se sa dove posso trovare il mio angelo. Indicandomi una scala che sale, con un sorriso si porta le mani sul cuore e poi di nuovo indica la scala… la richiesta del cuore… ora ricordo! Inizio a salire tenendo una mano sul cuore, invitando il mio angelo a mostrarsi e comunicare con me… Una scia luminosa sembra indicarmi la strada, salgo alcuni piani incontrando esseri di razze diverse, alcune sconosciute. Tutti emanano amore, armonia e integrità. Sorridono. Qualcuno con occhi profondi e pieni di luce mi fa cenno di proseguire. Salgo ancora e mi trovo in un grande spazio circolare fatto di materiale fluido e mobile, come luce dorata, al cui centro la luminosità è più intensa… so che il mio posto è qui.  Mi avvicino al centro e nella luce d’oro vedo un Essere meraviglioso e cangiante. Sono felice, respiro gioia, bellezza e libertà… l’Essere si muove e ogni movimento è danza… Sorride e sento ogni cellula del mio corpo gioire. La Voce vibra ovunque, la sento danzare nel mio cuore con queste parole: “Amore a te sorella di luce, bentornata a casa… Io sono la luce del sole che ti riscalda e t’illumina dal di dentro. Sono in ogni emozione che riconosci, sono i momenti di gioia che provi, sono la grandezza, la felicità che non sai spiegarti, sono i sentimenti che non comprendi, ma che già riconosci. Apri le braccia, sorridi, colmati d’amore e lasciati trasportare dalle energie. Vivi ogni attimo e ogni circostanza dalla prospettiva dell’Essere di Luce quale tu sei… ricorda chi sei e tutto seguirà… tu sei Luce, siamo fratelli, noi siamo Uno…” e conclude dicendomi “Ricorda, anima eccellente, che niente ti appartiene perché tutto è già tuo…” e allargando le braccia mi accoglie in un abbraccio in cui sento di fondermi ed espandermi in un’indescrivibile gioia infinita.
Io Sono nell’eternità senza tempo. È perfetto. Così è…

22 ELOIS E CAMMINO

Il suono del tamburo cessa e solo in quel momento mi accorgo che c’era… poi inizia il rullare del richiamo al ritorno… mi sento smaterializzata e torno lentamente consapevole del mio corpo, del viaggio, di Florinda e Sara, del fuoco che scoppietta. Il Bastone della Parola che tengo sul cuore è vivo e vibrante. Florinda ha intonato un icaro di saluto e ringraziamento agli spiriti.

In silenzio, col cuore colmo di pace, ci dirigiamo verso casa…

In silenzio Paulus ci accoglie con un sorriso e un abbraccio. In silenzio assaporiamo la zuppa di verdure, in silenzio ci parliamo con gli occhi, in silenzio ascoltiamo la presenza dell’angelo che ci avvolge… in silenzio ringraziamo Florinda e Paulus dal profondo del nostro cuore. In silenzio siamo Uno.»
E in silenzio, terminata la cena, Sara si alzò. Con le mani sul cuore e un sorriso salutò tutti e si diresse in camera. Accese alcune candele, prese il quaderno dove, da quando Paulus era diventato il loro Maestro, annotava esperienze e riflessioni, e iniziò a scrivere…
«Il tamburo chiamava ed io ne ero distratta. Avrei voluto avere il mio flauto e unirmi a quel suono. Sento che è quello che devo fare, sento che il mio suono può essere una guida per altre anime, per accompagnarle dove devono andare. Poi ho stretto il mio Bastone della Parola e ho pensato “Chiedo e desidero parlare con te, mio angelo. Guidami affinché ci possiamo incontrare…” e ho visualizzato la scala per il cielo, come indicato da Florinda. Sono salita e mi sono ritrovata in una grotta scavata nella roccia. Era calda e luminosa.
Una donna molto bella, accanto a una fonte, mi sorrideva. Mi avvicino, m’inginocchio, non so perché, ma lo devo fare…
Lei mi porge una conchiglia colma d’acqua cristallina e m’invita a bere, molte volte. L’acqua è buona, leggera, gustosa. Mi dice di andare a bere ogni volta che posso perché quell’acqua mi trasformerà. Poi mi indica un tunnel ed io mi ci incammino ritrovandomi di fronte al vecchio ulivo, Hadar, di cui vedo la struttura energetica luminosa, splendente, vibrante e lì, seduto tra le radici dell’albero, c’è un meraviglioso essere di luce che mi guarda e mi sorride. Chiedo: “Sei tu, Elois?” e lui risponde: “Come le onde del mare s’infrangono sulla riva, io vengo a te e ti circondo con la mia energia. Chi sei tu?
Io sento il mio cuore traboccare amore ed energia, sento il mio corpo grande, immenso, senza confini. Sopra di me il cielo è pieno di stelle ed io rispondo: “Sono la figlia dell’Universo, sono la figlia delle stelle…” Mi percepisco immensa, sento il mio corpo espandersi su tutta la Terra, la posso abbracciare e circondare, posso essere ovunque, sono unita col Tutto, abbraccio i pianeti, mi espando nell’Universo, io sono così.
L’angelo dice: “Dolce anima, apri il tuo cuore alla luce che hai dentro. Io Sono e ti Amo son tutto e ti chiamo, vieni a me, vieni a me, vieni al tuo posto, vieni al tuo Sé. Lasciati fluire e tutto seguirà. Tu hai la forza e l’amore, la purezza e l’ardore, essi sono il tuo sostegno, la tua cura, la tua chiave di casa. Ora accetta il mio piccolo dono, sono tre parole che dicono, IO CI SONO! In ogni momento, in ogni confusione, quando lo desideri io per te, SONO.
Poi viene verso me e mi avvolge in un abbraccio di luce… ed io sono lui e lui è me e siamo Uno con tutto ciò che è, in un presente senza tempo…
Il tamburo smette di suonare ed è strano sentirlo, perché non udivo alcun suono. L’angelo unisce le mani e le porta prima sul cuore e poi alla fronte scomparendo in un fascio di luce. Al rullare del tamburo apro gli occhi ma mi ci vuole un po’ per capire chi sono e dove sono… anche mia sorella sta riaprendo gli occhi… anche lei mi sembra un essere immenso di energia che illumina la notte.»
Sara ripose il quaderno nello zaino. Prese il flauto e mentre creava un canto di ringraziamento, pensò: «Sono nel posto giusto al momento giusto, ed è perfetto, così è…»

Brano estratto da “Verso Uno” – Margherita Lacqua e Simona Cerri
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